Identitatea Românească - Identità Romena
Gioved Agosto 22, 2019, 00:23:59 *
Benvenuto! Accedi o registrati.

Accesso con nome utente, password e durata della sessione
Notizie: SMF - Just Installed!
 
   Home   Guida Ricerca Accedi Registrati  
Pagine: [1]
  Stampa  
Autore Discussione: Sopravvivere alla crisi: esportare in Romania  (Letto 2636 volte)
0 utenti e 1 Utente non registrato stanno visualizzando questa discussione.
zinna
Utente non iscritto
« inserito:: Marted Giugno 16, 2009, 07:06:58 »

Sostenuta nella sua rapida e forte crescita, nel periodo che va dal 2004 all'estate 2008, dal credito delle banche internazionali e dai massicci investimenti delle imprese europee, la Romania è ritornata in una realtà molto meno favorevole e promettente dall'autunno scorso. La crisi non è stata drammatica come in altri paesi della Nuova Europa, come l'Ungheria e, in misura minore, la Repubblica Ceca e la Polonia, ma si è fatta sentire. Non a caso, i paesi che stanno sopportando meglio l'impatto della crisi sono proprio Slovenia e Slovacchia, che sono gli unici due, fra i nuovi aderenti Ue post-2004, che sono già entrati a far parte dell'eurozona.

In Romania sono emerse le contraddizioni di un'economia gratificata dall'entusiasmo, interno ed estero, dell'adesione all'Unione europea: il credito facile ha spinto consumi interni e domanda di importazioni, portando a un deterioramento dei conti con l'estero, sia nella bilancia commerciale sia in quella delle partite correnti; l'eccessivo volume dei finanziamenti denominati in valute estere (nella gran parte dei casi l'euro), incoraggiato dall'afflusso di € 240 miliardi dalle banche estere, ha aumentato il rischio di insolvenze e portato ad una stretta creditizia che nel corso del 2009 limiterà notevolmente lo sviluppo; il debito estero è aumentato a livelli limite (per fortuna però le riserve valutarie sembrano al momento sufficienti); il cambio del leu, che negli ultimi 3 anni si era rivalutato contro il dollaro e aveva tenuto contro euro, ha perso negli ultimi mesi del 2008 oltre il 20%. A ciò si aggiunga che da molti mesi la Romania è in una fase di perdurante instabilità politica, con nessun partito o coalizione che riescano a ottenere una salda maggioranza che permetta loro di governare con una certa sicurezza e di combattere la corruzione, il male antico che affligge il paese.

La situazione, in questo primo trimestre del 2009, non è certo rosea, ma non è ancora drammatica: gli ingenti Ide degli anni scorsi hanno costruito nel paese una base industriale, che si rivelerà utile quando si avranno i primi segni di ripresa; il debito pubblico è fra i più bassi nella Ue (13% del Pil) e quindi c'è spazio di manovra per interventi a protezione dei redditi più bassi, pur nella necessaria attenzione a una politica fiscale troppo espansiva; anche se il costo della manodopera è aumentato negli ultimi anni, rimane fra i più competitivi in Europa.

Anche per la Romania, come del resto per la maggior parte dei paesi industrialmente avanzati, il problema del 2009 è quello di resistere, e speriamo che nel 2010 la ripresa dei principali partner europei trascini con sé anche quella dell'economia romena.
 

L'interscambio con l'Italia (export e Ide). Anche se il 2007 non è stato un anno particolarmente brillante nell'interscambio commerciale fra i due paesi (giunto comunque alla cifra di € 9,5 miliardi), l'Italia rimane il primo partner commerciale della Romania. I primi 10 mesi del 2008 hanno visto una notevole crescita delle esportazioni (+11,6%) e, anche se in misura minore, delle importazioni italiane (+7,4%), confermando un saldo attivo della bilancia commerciale bilaterale a € 1,4 miliardi (lo stesso saldo finale del 2007). Bisogna vedere però cosa è successo negli ultimi due mesi dell'anno scorso, che sono stati i primi del dopo crisi.

L'export italiano in Romania vede premiati i settori della meccanica strumentale (18% dell'export totale), metallurgia e prodotti in metallo (15%), prodotti tessili (13%) e pelli e calzature (12%).

Nell'interscambio (soprattutto nelle importazioni) una quota rilevante, anche se difficilmente quantificabile, è costituita dall'acquisto e vendita di semilavorati e prodotti finiti scambiati fra casa madre italiana e controllate romene. Secondo le indicazioni di Sace (Rapporto "Esportare in tempo di crisi", novembre 2008), in Romania si ha, tra tutti i paesi considerati, la migliore previsione per il settore della gomma e plastica, con una crescita media che si manterrà alta nel triennio 2008-2010.

Per quanto riguarda gli investimenti diretti esteri (Ide) l'Italia è il sesto paese investitore con circa € 2,6 miliardi, ma il primo per numero di aziende registrate: le aziende italiane in Romania sono oltre 25.000. Nei primi 10 mesi del 2008 v'è stata tuttavia un'impennata dei nostri investimenti, con la cifra record di € 1.055 milioni. Molti dei nostri Ide sono di piccolo importo, nel settore del commercio o in piccole manifatture. Tuttavia investimenti anche di dimensioni rilevanti sono stati effettuati, oltre al settore bancario, in diversi settori labour intensive (tessile, meccano legno, pelli e calzature, assemblaggio di parti meccaniche o di beni strumentali).

Finanziare le esportazioni. Finanziare le esportazioni in Romania comporta un'estrema attenzione al rischio delle contropartite corporate, che, come visto, negli ultimi mesi si è alquanto deteriorato, sia per la non brillante situazione economica del paese, sia per la stretta creditizia.

È come sempre opportuno ottenere, per regolamenti a breve termine, crediti documentari aperti dalle maggiori banche del paese (vedi tavola), mentre nel medio termine è consigliabile richiedere il pagamento con titoli di credito oppure l'inserimento del regolamento delle forniture nelle linee di credito concordate con banche italiane e internazionali.

Tuttavia bisogna sottolineare che non è sempre facile per un debitore romeno ottenere un'apertura di credito documentario da parte della propria banca, che spesso richiede commissioni abbastanza onerose; e tantomeno è facile ottenere un avallo su un titolo di credito.

I consigli che si possono dare agli esportatori italiani che contrattano con la Romania sono simili a quelli che avevamo descritto per le operazioni con la Russia (cfr. Finanziamenti & credito n. 1/2009):

• per esportazioni con regolamento nel breve termine (a vista o con dilazioni di pagamento commerciali, da 30 a 180 giorni):
- se la controparte è conosciuta positivamente (precedenti esperienze senza insoluti o ritardi eccessivi) o se viene considerata valida in base all'analisi del suo bilancio e delle informazioni commerciali, stabilire un limitato plafond di credito commerciale da non superare con successive fatturazioni. In caso di superamento del plafond, ricorrere alle coperture descritte in seguito;
- se la controparte non è conosciuta sufficientemente, richiedere, in ordine di preferenza: 1) un'apertura di credito documentario da confermare se aperto da una banca locale (non è difficile trovare banche italiane che aggiungano la propria conferma ai crediti aperti dalle principali banche romane), o anche non confermato se aperto da una succursale di una banca italiana. Sono da evitare comunque le banche locali di minori dimensioni, in questo momento scarsamente affidabili; 2) la copertura assicurativa del credito fornitore a fronte del rischio commerciale, con Sace, Sace Bt o le compagnie di assicurazioni private; 3) in mancanza delle alternative precedenti, un pagamento anticipato;
- tener presente che i ritardi di pagamento (se lo strumento di pagamento è il bonifico swift) sono frequenti, e un ritardo di 30 giorni può essere considerato quasi fisiologico;
 
• per le esportazioni con regolamento a medio-lungo termine (pagamento dilazionato con scadenze finali a due anni o più, secondo le regole del Consensus) in ogni caso riteniamo indispensabile ricorrere a strumenti di pagamento che offrano il massimo delle garanzie sul rischio di credito. Quindi:
- se la dilazione di pagamento, nel contratto commerciale, è organizzata nella forma del credito acquirente, ricorrere a buyer's credit ad hoc (solo in caso di importi molto rilevanti, diciamo da € 10 milioni in su), o meglio a linee di credito bank-to-bank oppure linee di credito open di banche italiane e internazionali a favore di banche romene;
- se la dilazione di pagamento, nel contratto commerciale, è organizzata nella forma del credito fornitore, innanzitutto è indispensabile ottenere che il pagamento sia previsto con l'emissione di titoli di credito in formato standard internazionale (meglio se promissory notes, cioè pagherò cambiari). Senza titoli di credito è infatti molto difficile, se non impossibile, smobilizzare il credito a medio termine. A questo punto: se gli effetti sono avallati da primarie banche romene è possibile scontarli pro soluto sul mercato con operazioni di forfaiting; se gli effetti non sono avallati, sarà molto difficile accedere al mercato del forfaiting, e pertanto l'unica soluzione è ottenere una polizza Sace credito fornitore e smobilizzare il credito pro soluto con una banca italiana, con voltura della polizza a favore di tale banca scontante. In questo caso occorre osservare tutte le modalità previste nell'apposita procedura istituita da Sace, e pubblicata sul sito della nostra Eca (Export Credit Agency) www.sace.it. Oltre alle clausole contrattuali che la Sace ritiene obbligatorie, è consigliabile prevedere che il contratto commerciale entri in vigore solo una volta ottenuta da Sace la copertura assicurativa. La disponibilità di Sace per la concessione di questo tipo di polizze è, fino al momento e per debitori con un buon standing creditizio, abbastanza buona.
 



Conclusioni. La Romania, ormai da 15 anni a questa parte, rappresenta la punta di diamante dei processi di internazionalizzazione delle nostre imprese, soprattutto Pmi.

Non a caso, in uno dei suoi Rapporti annuali sul commercio estero, l'Ice ha descritto la Romania come il primo paese dove l'Italia ha posto in essere una "internazionalizzazione di sistema".

Alla delocalizzazione selvaggia dei primi anni si è parzialmente sostituita, nei tempi recenti, una collaborazione resa più facile da tante vicinanze di lingua e di cultura, e anche dalla presenza in loco di tanti italiani, nel mondo del credito, dell'impresa e dei servizi. Pensare che tutto ciò svanisca dall'oggi al domani è impossibile.

La Romania rimane, e rimarrà, uno dei primi paesi di riferimento per le imprese italiane che vanno all'estero. Molto dipenderà dall'atteggiamento delle banche italiane presenti in Romania: anche se in questo periodo la nostra presenza bancaria nei paesi della Nuova Europa sembra essere così penalizzante per i nostri principali gruppi creditizi, ritengo che essa rimarrà a lungo, e sia da considerarsi un punto di riferimento permanente per il loro sviluppo internazionale.

Certamente in questo difficile biennio 2009-2010 le imprese italiane che vogliono operare con la Romania dovranno praticare la virtù della prudenza: ma in quale altro posto del mondo vale una regola diversa?


Autore: Giampietro Garioni - Docente del Master in Commercio internaz. e di Economia e tecnica degli scambi internaz. all'Università di Padova

 


Share

Registrato

Pagine: [1]
  Stampa  
 
Vai a:  

Powered by MySQL Powered by PHP Powered by SMF 1.1.21 | SMF © 2006-2009, Simple Machines
XHTML 1.0 valido! CSS valido!
Pagina creata in 0.042 secondi con 18 query.