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Autore Discussione: Riceviamo da Verona ...  (Letto 2871 volte)
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Vicentiu Acostandei
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« inserito:: Gioved Giugno 25, 2009, 10:25:24 »

Milano, 24 giugno 2009

Riceviamo da amici antirazzisti di Verona e giriamo a pochi destinatari. Viviamo in un film dell'orrore, dove non vi è mai lieto fine, se non per i sadici, i criminali razziali, i mostri, gli immorali.
E intanto, su un tappeto di sangue, di umiliazione, di dolore, i potenti (coloro che potrebbero facilmente salvare vite umane e migliorare il nostro tragico pianeta) festeggiano insieme ai mafiosi e ai corrotti: per loro la vita è un balletto rosa con sesso a pagamento, cocaina e piaceri osceni.
Ovviamente Verona non è il solo teatro della vergogna. A Milano, dove vivo io, le scene di crudeltà razziale quotidiana sono innumerevoli e intervenire (cosa che finché ci lasceranno in vita faremo sempre) espone gli attivisti a pericoli sempre più gravi. "Morirai, amico dei negri e dei rom!" mi hanno gridato da un'auto (che mi aspettava sotto casa) alcuni giorni fa. E' vero: morirò. Tutti noi moriremo, finito l'attimo che costituisce il nostro esistere, ma c'è modo e modo di vivere, modo e modo di servire la vita, modo e modo di amare, modo e modo di dare un senso a un'esistenza effimera, ma ricca di possibilità.

Roberto Malini


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Vicentiu Acostandei
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« Risposta #1 inserito:: Gioved Giugno 25, 2009, 10:28:16 »

Leggere una dopo l’altra le ordinanze e i divieti dell’amministrazione Tosi fa paura. Le parole hanno il
ritmo incalzante di un’ossessione.
L’ossessione del decoro, del fare pulizia che ha una lunga tradizione a Verona. È la pulizia di Abel e Furlan o di
chi ammazzò a bastonate il Crea che dormiva nel cortile del Tribunale, fino ad arrivare alle squadracce di ragazzi
annoiati del sabato sera e all’omicidio di Nicola Tommasoli. Le ordinanze perseguono quello stesso obiettivo su
un piano più rassicurante e quotidiano: non ammazzano ma rendono la vita impossibile. Molte sono talmente
assurde da essere inapplicabili, ma non importa. L’importante è che veicolino un messaggio, che agiscano nella
testa delle persone indicando i “nemici”, sostanziando nei piccoli divieti quotidiani quella percezione allucinatoria
del pericolo che va continuamente alimentata. Abituandoci a considerare come disprezzabili e condannabili
comportamenti del tutto normali.
Non a caso in questi ultimi anni le politiche di repressione e discriminazione si sono servite sempre più spesso
dei regolamenti e delle ordinanze che – affermando di rispondere solo a esigenze pratiche, a piccoli problemi di
convivenza – si sottraggono al rispetto dei diritti delle persone. Sono lo strumento ideale per mettere in atto quel
capillare e pervasivo sistema di controllo della nuda vita che ha sostituito le tradizionali pratiche repressive.
E le vite più esposte al controllo sono quelle dei migranti o dei poveri o dei meno disponibili a farsi assorbire
dalla logica totalizzante del consumo e dal prosciugamento della dimensione sociale dell’esistenza; sono le vite
di tutti quelli che, per necessità o per scelta, ancora abitano gli spazi delle città, le strade e i parchi, si siedono su
una panchina, girano a piedi, mangiano un panino.
Si vive meglio nelle città strette dai lacci dei divieti? No, perché sono altre le cose che fanno la differenza: il verde,
l’aria pulita, le case per chi ne ha bisogno, i servizi, gli spazi sociali. A queste esigenze non si dà risposta. Ma le
ordinanze ricoprono il ruolo proprio di un grande illusionista: ti fanno vedere quello che non c’è e nascondono
la realtà, con tutti i suoi problemi.
Chiusi in un recinto sempre più piccolo, impauriti e tristi, siamo pronti a sparare oggi ai piccioni, domani, chissà,
a chiunque ci terrorizzi, cioè l’altro differente da noi.

Pro-memoria
La legge italiana non punisce chi:
  • dorme su una panchina
  • fuma all’aperto
  • chiede l’elemosina
  • beve una birra in un parco
  • si prostituisce
  • mangia un panino vicino a un monumento

Ordine e ordinanze - 6 luglio 2007

Le spedizioni contro i negozi dei migranti

La nuova amministrazione Tosi si è appena insediata e vuole partire alla grande. Dopo gli sgomberi di piccoli
insediamenti di rom o di cosiddetti nomadi di passaggio in città, iniziano le spedizioni a Veronetta.
Tosi guida una pattuglia formata da polizia municipale e ispettori dell’Ulss 20. Controllano i negozi e i phone
center gestiti da stranieri. Quattro locali vengono chiusi e posti sotto sequestro, cinque persone fermate.
Il blitz è seguito dalle televisioni locali, in primo piano le interviste e le dichiarazioni di Tosi. L’operazione mediatica
nasconde il fatto che, in realtà, non si è trovato niente di così grave. Le stesse “irregolarità” riscontrate in negozi
di italiani sarebbero state sanate in tutt’altro modo.
Tosi intanto lancia la proposta di un coordinamento delle “città sicure”, per gestire i problemi della sicurezza.
È il primo passo verso la famigerata Carta di Parma che attribuisce ai sindaci maggiori poteri in tema di sicurezza.
Le ispezioni si ripeteranno nei mesi successivi in vari quartieri, con le stesse modalità. C’è un’apposita squadra
della polizia municipale che se ne occupa. Le multe pesantissime, a volte solo per aver superato di pochi minuti
l’orario di chiusura, costringono molti esercizi a chiudere. E non bisogna dimenticare le incursioni notturne in case
e aree abbandonate alla ricerca di abusivi e clandestini. Sempre con telecamere al seguito.

Continua nel documento allegato ...

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