Identitatea Românească - Identità Romena
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Autore Discussione: I sindacati della Transilvania: “Gli italiani ci trattano come schiavi”  (Letto 6605 volte)
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d.harja
Utente non iscritto
« inserito:: Luned Settembre 28, 2009, 19:17:35 »

di Sergio Bagnoli

C’era una volta la Romania, terra ospitale per gli italiani, luogo di lavoro dove molte nostre aziende, soprattutto provenienti dal Nord-est e dalla dorsale adriatica della penisola, potevano investire attratte dal basso costo della manodopera e dalla fame di lavoro che attanagliava i lavoratori e le lavoratrici del luogo. Fu così che in molte lande della Moldavia romena, della Valacchia, la regione di Bucarest, e della Transilvania al posto degli obsoleti e dismessi mega- opifici dell’epoca comunista iniziarono a pullulare piccoli capannoni di proprietà di aziende provenienti dalla penisola. In poche parole il modello che pochi decenni fa aveva trasformato il Triveneto da zona economicamente depressa nella più ricca plaga industriale d’Italia aveva attecchito anche in Romania tanto che ormai il Banato, la regione attorno a Timisoara, veniva comunemente chiamata “ l’ottava provincia del Veneto”. Tutto ciò avveniva quando la Romania era ancora un paese extra- comunitario. “ Romeni brava gente e grandi lavoratori” dicevano del popolo danubiano gli italiani. Poi il primo gennaio 2007 ci fu l’ingresso di Bucarest nell’Unione europea e, complici alcuni gravissimi fatti di cronaca nera commessi da delinquenti romeni anche di etnia rom alla periferia di Roma, l’immagine del paese danubiano presso gli italiani cambiò radicalmente. Fu ordita in Italia, a tavolino, una volgare campagna di stampa che vide nella veste di protagonisti alcuni quotidiani del “ belpaese” come La Stampa, allora diretta da quel Manzolini ora direttore del Tguno Rai, Il Giornale, il quotidiano della famiglia Berlusconi, Libero, allora diretto dal noto Vittorio Feltri ancor oggi impegnato in feroci campagne denigratorie, ma anche giornali di sinistra quali L’Unità ed Il Riformista. A farne le spese innanzitutto gli immigrati romeni presenti in Italia, bollati indistintamente come appartenenti ad un popolo di stupratori, prostitute ed assassini, ma pure i tantissimi lavoratori romeni rimasti in patria ed ingaggiati da ditte italiane. I nostri imprenditori infatti, pur se operanti sul suolo romeno, iniziarono ad apostrofare le loro operaie con insulti volgari quali “ meretrice romena o lavori bene per me e non ti lamenti o vai pure per la strada a battere il marciapiede” e così via. Tanto, pensavano con protervia, “ le autorità romene non possono dirci nulla perché se ce ne andiamo questi ritornano a livelli di sviluppo africani”. I sindacati della Transilvania centrale invece si sono ribellati, dopo l’ennesimo suicidio di un’impiegata romena vessata dalla sua imprenditrice italiana, ed ora chiedono al governo di Bucarest un intervento forte. “Altro che Italia primo partner commerciale della Romania come ha chiesto il premier di Roma Berlusconi al nostro Primo Ministro. Voi siete schiavisti, volgari e razzisti. Preferiamo di gran lunga imprenditori tedeschi, francesi e spagnoli. Sono più seri e ligi sul lavoro”. La goccia che ha fatto traboccare il vaso lo scorso diciotto settembre ad Abrud, paese della Transilvania centrale nella provincia di Alba Iulia famoso per le miniere d’oro d’epoca romana di Rosia Montana. Qui nella manifattura tessile il capo del personale Mihaela Truta si è tolta la vita lasciando scritto che era stanca dei continui soprusi della proprietaria italiana della fabbrica, la signora Brigida Guarisi.E’ una collega della donna morta suicida, Maria Coniag, a svelare alla stampa la storia : “ Non è certo la prima volta che le nostre operaie si tolgono al vita dopo indicibili soprusi patiti a causa dei capi italiani. Continui ammiccamenti a sfondo sessuale, richieste di prestazioni extra di una certa natura alle operaie più carine, insulti volgari continui come “ voi romene siete delle fannullone ma i soldi li volete per questo siete tutte prostitute”, costanti riduzioni dello stipendio, ci portano alla fine alla disperazione ed alla pazzia. Nelle fabbriche dirette da polacchi, tedeschi, spagnoli e francesi tutto ciò non accade. Perché?”. Nella manifattura tessile italiana di Abrud sino a tre anni fa non si lavorava poi tanto male, le operaie guadagnavano 270 Euro al mese raddoppiabili quasi con gli straordinari. Da quando la signora Guarisi ha rilevato l’opificio invece i turni di lavoro sono diventati massacranti, anche più di nove ore al giorno, le molestie ai danni delle lavoratrici non si contano più, gli straordinari sono stati aboliti, la paga mensile è scesa a novanta euro al mese. Purtroppo l’esempio della signora Guarisi è seguito da tantissimi altri imprenditori italiani e ciò porta ad un odio innato dei romeni verso tutti gli abitanti della penisola. Un’imprenditoria italiana da magliari, che sicuramente appanna l’immagine del nostro paese all’estero, purtroppo affianca tutti quei nostri imprenditori che invece in Romania hanno deciso di investire e si comportano seriamente, arrecando alla loro immagine un danno incalcolabile.


http://www.centomovimenti.com/2009/settembre/28_sb.htm


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d.harja
Utente non iscritto
« Risposta #1 inserito:: Luned Settembre 28, 2009, 19:30:31 »

O muncitoare din Abrud: «Şefii italieni ne tratau ca pe animale»
O fostă muncitoare de la Filatura din Abrud descrie iadul în care lucrau angajaţii.
O altă femeie s-a sinucis săptămâna trecută


aria Coniag spune că e mult mai liniştită după ce şi-a dat demisia
Dorin Ţimonea

„Porca miserabila" sau „curva romena" sunt expresii auzite de angajatele de la Filatura de Bumbac din Abrud de zeci de ori în cursul unei zile. Atmosfera de la serviciu şi salariile mizere de fabrica de confecţii au ieşit la iveală după ce Mihaela Truţă, fosta şefă a serviciului de resurse umane , s-a sinucis pe 18 septembrie.


Una dintre angajatele de la Filatura de Bumbac din Abrud, care nu a mai suportat stresul de le serviciu, este Maria Coniag, în vârstă de 41 de ani. Ea a demisionat în 10 septembrie. A lucrat la Filatura de Bumbac de când au venit italienii, în 1999.

"Până anul acesta nu a fost rău. Luam şi nouă milioane de lei pe lună şi nu se purtau aşa de rău cu noi. Ne plăteau şi orele suplimentare", a spus Maria Coniag.

Toate acuzele ei sunt îndreptate împotriva Brigidei Guarise, acţionar al societăţii, care a venit în fabrică la începutul anului. "Nu a fost atât problema banilor, cât a stresului. Venea în spatele nostru şi urla la noi tot timpul. Din «porca miserabila» nu ne scotea toată ziua. Îţi dădea o normă care să nu se poată facă şi ca să ne poată tăia din salariu. Oricum, mai mult de patru milioane nu luam. Nu am mai rezistat şi mi-am dat demisia. Trebuia să iau medicamente ca să pot rezista", a spus Maria Coniag.

Brigida Guarise şi ceilalţi patroni italieni au refuzat să comenteze acuzaţiile fostei angajate. "Ceea ce se lucrează peste program se plăteşte conform normelor legale. În privinţa stresurilor, e problema fiecăruia", a spus unul dintre patroni.

Mihaela a murit din cauza slujbei

Mihaela Truţă (46 de ani), şefa serviciului de resurse umane din cadrul societăţii Filatura de Bumbac SA din Abrud, s-a spânzurat vineri, 18 septembrie 2009, după ce cu o zi înainte i se refuzase demisia de la locul de muncă.

Mihaela era în concediu medical de o săptămână şi a mers să îşi dea demisia, motivând că nu mai poate rezista suprasolicitării psihice. A fost refuzată pe motiv că trebuie să se găsească un înlocuitor. Femeia a fost găsită de soţ, dimineaţa, spânzurată de o grindă.

Soţul Mihaelei Truţă vrea dreptate

Soţul Mihaelei Truţă vrea să dea în judecată firma la care a lucrat soţia sa. Vasile Truţă a declarat că le-a mai acordat patronilor italieni de la Filatura de Bumbac din Abrud câteva zile pentru a recunoaşte că din cauza lor s-a spânzurat Mihaela.

"M-au chemat la firmă şi şi-au cerut scuze pentru că nu au putut să vină la înmormântare. Le-am cerut să îşi asume responsabilitatea pentru moartea soţiei mele dar au refuzat. Le-am mai dat răgaz câteva zile, după care îi voi da în judecată", a spus Vasile Truţă.

http://www.click.ro/actualitate/din_tara/p_0_817118446.html
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« Risposta #2 inserito:: Luned Settembre 28, 2009, 19:31:10 »

Sarebbe il caso che lo Stato romeno quello con la S maiuscola facesse qualcosa per impedire certi abusi.
Orami sia in Italia che in Romania qualcuno è convin to che schiavizzare i romeni non è peccato,sia perchè Loro non reagiscono,sia perchè Nessuno reagisce mai..sino a quando?
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d.harja
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« Risposta #3 inserito:: Luned Settembre 28, 2009, 19:47:37 »

Dovrebbero scioperare i romeni che vengono trattati cosi... Dovrebbero bloccare la fabrica... Vediamo dopo se non cambiano atteggiamento i furbeti che pensano di potersi approfittare...
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Maurizio
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« Risposta #4 inserito:: Marted Settembre 29, 2009, 10:46:38 »

Questa è la dimostrazione che in Romania purtroppo  sono sbarcati anche queste caste di pseudoimprenditori e imprenditrici che qui in Italia comunque diciamocela tutta ..o erano falliti e erano vicini ad esserlo…e allora via a tentar la fortuna in Romania speculando su tutto  trattando i rumeni come i "bingo bongo".









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Maurizio
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« Risposta #5 inserito:: Marted Settembre 29, 2009, 17:39:29 »

http://www.adevarul.ro/articole/alba-iulia-s-a-sinucis-dupa-ce-i-a-fost-refuzata-demisia.html

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