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Autore Discussione: IMMIGRAZIONE E LAVORO NERO - BASTA APPLICARE LA LEGGE...MA BISOGNA CONOSCERLA...  (Letto 1647 volte)
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Giancarlo Germani
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« inserito:: Mercoled Giugno 29, 2011, 19:11:34 »

 
Immigrazione: contro il lavoro nero e lo sfruttamento… basta applicare la legge
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di Valentina Ascione

 

Gli Altri, 25 febbraio 2011

 

“Il 31 marzo chiedo il mio salario arretrato, il padrone mi prende a pugni negli occhi. Ora ho problemi alla vista. Ma non lo denuncio. Ho paura di non trovare più lavoro o essere espulso”, racconta Sam, meccanico di 30 anni. Josh, 35 anni, ha lasciato il suo posto da giardiniere: “Mi comandavano i lavori in dialetto - ricorda - io non capivo. E quando sbagliavo, i proprietari, padre e figlio, mi stringevano il collo o mi picchiavano”. Ibra, anch’egli trentenne, lavorava 14 ore al giorno come muratore e guardiano: “Mi hanno cacciato dopo che uno scoppio di gas mi ha completamente ustionato”, spiega.
Tre uomini come tanti. Tre storie, come troppe, di sfruttamento. Tre esempi di nuova schiavitù, che introducono l’appello a Governo e Parlamento, affinché si impegnino a risolvere la tragedia del lavoro dei clandestini e la loro esclusione dalla cittadinanza. “Basta applicare la legge”, affermano - tra gli altri - Emma Bonino, il regista Daniele Segre, Khalid Chaouki, responsabile Seconde generazioni del PD, Marcello Pesarini della Rete migranti “Diritti ora!” di Ancona, Gaoussou Ouattarà, segretario dell’associazione Africani in Italia.
In Italia sono 700mila gli immigrati costretti a lavorare in nero, di questi almeno 500mila, non avendo il permesso di soggiorno, sono sotto ricatto e senza alcun diritto. L’articolo 18 del Testo unico sull’immigrazione prevede il rilascio del permesso di soggiorno provvisorio per motivi umanitari e di protezione sociale, ovvero per quegli stranieri che si trovino in “una situazione di violenza o di grave sfruttamento”. Una procedura che può essere messa in atto non solo nei casi di contrasto dello sfruttamento della prostituzione, ma anche in ambito lavorativo.
Eppure, spiegano i promotori dell’iniziativa, “l’articolo 18 è disapplicato se non addirittura violato dalle Questure, poiché il permesso di soggiorno provvisorio non viene quasi mai concesso in questi casi. Ciò impedisce a migliaia di persone sfruttate e spinte verso la clandestinità di emanciparsi da una criminalità senza scrupoli. L’Italia per altro sta già violando gli obblighi derivanti dall’Unione europea per non aver attuato la direttiva rimpatri del 2008 che doveva essere recepita entro il 24 dicembre 2010”. Con questo appello si chiede dunque al Ministero dell’Interno di provvedere a una corretta applicazione dell’articolo 18 del T.U. sull’immigrazione; di promuovere in tempi brevi l’introduzione di una normativa che permetta a quegli stranieri truffati in occasione della procedura di regolarizzazione di sporgere denuncia, senza il pericolo di essere espulsi.
Si invita inoltre il Parlamento a recepire con urgenza la direttiva europea del 2009 che prevede, tra l’altro, un intervento del Governo affinché venga rilasciato un permesso di soggiorno temporaneo ai lavoratori extracomunitari che denuncino la loro posizione irregolare alle autorità, oltre alla non applicazione di sanzioni ai datori di lavoro che, autodenunciandosi, provvedano alla regolarizzazione dei dipendenti clandestini; e a recepire anche la direttiva del 2008 sui rimpatri che ha creato un vuoto normativo, colmato in parte da alcune procure che hanno impedito l’arresto degli immigrati irregolari. L’ultimo invito è rivolto ai movimenti antirazzisti presenti nel nostro Paese affinché “si uniscano in una comune campagna nonviolenta che possa mobilitare le coscienze di molti italiani e degli individui che nelle istituzioni sono delegate a prendere i provvedimenti in questi giorni alla portata di Governo e Parlamento”.



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La cosa incredibile è che i lavoratori comunitari che sono sfruttati e schiavizzati spesso come se non peggio degli extracomunitari,non godono dell'applicazione della tutela dell'art.18 della Legge sulla Immigrazione poichè sono comunitari e sono parificati quindi agli italiani,non essendo a loro applicabile la legge sulla Immigrazione.
Il problema è che gli italiani non sono soggetti a tali vessazioni se non in casi sporadici e comunque sanno ben difendersi da situazioni simili usando le normative sindacali,civile e penali a disposizione,gli immigrati comunitari,sopratutto i lavoratori romeni spesso non conoscono nulla dei loro diritti sul lavoro.
Sicuramente andrà fatto un grande lavoro di informazione ecomunicazione per evitare che vengano schiavizzati piu' facilmente i cittadini comunitari che sulla carta avrebbero piu' diritti degli extracomunitari ma che nella pratica non ne hanno affatto se non li conoscono e se nessuno glieli spiega.
Questa è una grande sfida per la comunità italo-romena,quella di guadagnare rispetto e di rivendicare i propri diritti di lavoratori,basta con le badanti 24 ore su 24,basta con gli operari che muoiono di fatica o con gli autisti che si schiantano dopo 3 giorni di guida ininterrotta....
Uniti suntem o forta.
Avv.Giancarlo Germani


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