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Autore Discussione: PRESENTATO A CANNES L'ULTIMO FILM DI MUNGIU:AL DI LA' DELLE COLLINE  (Letto 1926 volte)
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Giancarlo Germani
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« inserito:: Domenica Maggio 20, 2012, 12:30:41 »

          
          
20/05/2012 - La Repubblica - NATALIA ASPESI    
L´amore di Alina una storia vera di fede e libertà
Il film di Mungiu sugli esorcismi in un convento - Dopo "4 mesi, 3 settimane e 2 giorni" del 2007, il regista rumeno torna al festival con un racconto di follia e religione realmente accaduto

CANNES - Come la racconta Cristian Mungiu, la Romania appare come il più desolato dei paesi europei, e si capisce perchè chi può la fugga e cerchi altrove normalità e serenità. In 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni, che nel 2007 ha vinto la Palma d´Oro qui a Cannes, si trattava di una angosciosa storia di aborto clandestino negli anni del comunismo. Al di là delle colline, a democrazia avvenuta, è attraversato da disperazione, rassegnazione e follia come se nulla fosse cambiato. Dice il regista 42enne, faccia da bambino che non sorride mai: «Il nostro paese, come altri, è stato sottoposto a una serie infinita di atrocità e disgrazie, da rendere anche adesso le persone inerti e incapaci di reagire, per istinto di sopravvivenza». Il nuovo film in concorso pare bellissimo, anche se l´istinto di sopravvivenza suggerirebbe allo spettatore di darsi pure lui alla fuga, tenendo conto della punitiva lunghezza (150 minuti). Ma lì si resta, abbarbicati alla poltrona, ipnotizzati dalla crudelissima storia, fatto di cronaca vera avvenuto nel 2005, dalle immagini sconfinate di meravigliosa desolazione, e da quella specie di vaneggiamento religioso che percorre tutto il film sino alla tragica fine. Nella misera regione della Moldavia rumena, vicina alla Transilvania di Dracula, c´è, isolato nel fango, senza un albero o un filo d´erba, e se non c´è neve c´è tempesta, un piccolo convento ortodosso, che più impervio non si può: niente elettricità, niente acqua corrente, gelo costante, povertà assoluta, un bel prete giovane e barbuto e una decina di suorine pure giovani, che nei loro mantelli e veli neri, quando corrono strette una all´altra per qualche demente incombenza, paiono uno stormo di corvi, un volo di vampiri. Dalla Germania, dove ha trovato un lavoro di inserviente, torna Alina, per convincere Voichita a emigrare con lei. Sono cresciute insieme in orfanotrofio, non amate da nessuno si sono amate, unite per non essere sole al mondo. Ma Voichita ha trovato un altro amore sicuro, Dio, e la fine della solitudine, con quel prete cui sottomettersi del tutto, cui chiedere permesso per tutto, cui ubbidire in silenzio, e quelle sorelle che pregano e pregano impegnate nei lavori domestici (acqua da prendere al pozzo, stufe da accendere, legna da tagliare, poi in cucina certe minestre trasparenti, contro ogni peccato di gola). I peccati della fede ortodossa sono molti, 464, e Alina deve sentirli elencare tutti e dire quali lei ha commesso. Ma la fede non è per lei, è la nemica che le ha strappato l´amata dolcissima: che non vuol lasciare la pace trovata in quel convento che pure il vescovo si rifiuta di consacrare. In ospedale dove Alina viene ricoverata per una crisi violenta di disperazione e dove i pazienti sono due per letto, tale deve essere la sfiducia dei medici nel loro lavoro, che come medicina meno dispendiosa per il servizio sanitario non sanno che consigliare, anche loro, forse ironicamente, la preghiera. Ma la preghiera non basta a liberare Alina dalla ribellione. E non resta che l´esorcismo, cioè la tortura, praticata con pietoso fervore dalle buone suorine. Mongiu non giudica, non indica colpevoli, perché suore e prete agiscono certi di fare col male, del bene. Parla di superstizione più che di fede, di amore e di libero arbitrio, di un concetto di religione che sceglie la spietatezza e può praticare l´indifferenza al posto della carità cristiana. «Ma non si è sempre responsabili delle proprie azioni, che dipendono dal caso, dal luogo dove siamo nati, da come ci hanno amato o non amato i genitori, da quale contesto sociale». Nella realtà suore e prete di quel piccolo convento, poi chiuso, sono stati processati, condannati, e la chiesa ortodossa li ha scomunicati. Da quest´anno ha proibito la lettura delle preghiere di San Basilio, principale strumento liturgico per la guerra al diavolo.

Tags: NATALIA ASPESI ; La Repubblica
SURSA LA REPUBBLICA 20 MAGGIO 2012.



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